PERCORSI ESCURSIONISTICI MATESINI NELL’ALTO CASERTANO

di Simona Fracasso*

Il Parco Regionale del Matese è un’area naturale protetta della Campania ubicata massimamente nella provinca di Caserta, ed in misura minore in quella di Benevento, formalmente istituita con la legge regionale del 1º settembre 1993, n. 33, avente titolo «Istituzione di parchi e riserve naturali in Campania». Essa è tuttavia divenuta operativa solo nel 2002 per la ritardata approvazione delle norme attuative della legge regionale intervenuta solo con la deliberazione della Giunta regionale campana del 12 aprile 2002, n. 1407. Il parco s’estende su di una superficie di 33.326,53 ettari ed ha sede in San Potito Sannitico, nell’Alto Casertano[1].

A seguito dell’approvazione della legge italiana di bilancio per l’anno 2018 è stata approvata la norma che contempla la futura trasformazione del parco regionale del Matese in ente Parco Nazionale, con coinvolgimento anche della Regione Molise attraverso l’inglobamento di una serie comuni delle province di Campobasso ed Isernia[2] come da proposta di perimetrazione e zonazione del competente ISPRA che dovrebbe portare il numero di comuni da 22 a ben 63[3].

Il territorio del parco comprende prevalentemente il massiccio montuoso del Matese. Le montagne più alte, di natura calcarea, sono il monte Mutria, il monte Gallinola ed il monte Miletto. Di fatto, il parco prende il nome dal lago del Matese, unico lago carsico del Mezzogiorno mentre altri importanti invasi sono quelli di Gallo Matese e di Letino. A sua volta il parco è attraversato da due importanti fiumi, il Tammaro (78 km) che nasce a Sella di Vinchiaturo in Molise e sbocca nel Calore Beneventano, a sua volta affluente del Sele, nonché il Titerno (30 km) che nasce in territorio di Pietraroja nel Beneventano e sfocia nel Volturno.

La vegetazione del massiccio del Matese è costituita, nella zona più bassa da lecci, carpini, corbezzoli ed altri elementi tipici della macchia mediterranea; mana mano che si sale, queste specie vengono sostituite dapprima dal cerro e dal castagno e da maestosi ed imponenti faggi. Qua e là si trovano sorbi selvatici, aceri, cornioli, frassini, ornielli ed abeti bianchi. Tra le numerose piante erbacee delle radure e del sottobosco notiamo la genziana, la digitale e soprattutto l’onnipresente Sambucus ebulus, la pianta più caratteristica che accompagna la faggeta negli spiazzi maggiormente aperti e luminosi.

Circa la fauna del massiccio matesino la si può ritenere cospicua anche grazie al la presenza dei tre laghi di Gallo, di Letino e del Matese. Oltre alle specie tipiche della foresta di latifoglie (volpe, marmotta, tasso, ghiro, picchio rosso maggiore, tordella, ghiandaia, allocco) si trovano anche specie di ambienti più aperti, come la lepre e il cinghiale, o delle nude balze rocciose come il codirossone e la rara coturnice. Tra le presenze eccezionali troviamo l’aquila reale che nidifica nelle ripide pareti rocciose di Valle dell’Inferno, ma soprattutto quella del lupo, avvistato regolarmente nei comuni di Letino e Gallo Matese. La presenza dei laghi favorisce inoltre lo stanziamento di folaghe ed anatre, aironi e persino, saltuariamente, cicogne. Nelle acque di questi bacini idrici troviamo carpe, tinche, persici, anguille e lucci, le tre ultime specie, peraltro, introdotte dall’uomo.

In questa sede intendiamo proporre degli itinerari escursionistici a valenza naturalistica e storico-culturale nell’areale del parco matesino. A tal fine non possiamo esimerci dal citare, in ordine rigorosamente alfabetico d’ubicazione, una serie di siti ed entità rappresentativi al meglio di quanto il motto del parco «L’avventura è vicina» intende trasmettere dal caleidoscopico territorio della cd. Alta Terra di Lavoro[4]:

  1. il museo archeologico statale dell’antica Allifae in Alife;
  2. il bosco/cipresseta degli Zappini di Fontegreca;
  3. il lago artificiale di Gallo in Gallo Matese;
  4. il borgo neolitico di Letino;
  5. il museo civico «Raffaele Marrocco» di Piedimonte  Matese;
  6. il parco geo-paleontologico di Pietraroja;
  7. il castello di Rupecanina in Raviscanina e S. Angelo d’Alife;
  8. il lago carsico del Matese in San Gregorio Matese.

Il museo archeologico statale dell’antica Allifae in Alife è stato aperto nel 2004, è di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali ed il turismo (MIBACT) e parte del Polo museale campano, presenta numerosi reperti – armi e strumenti litici, vasellame ceramico e vitreo, oggetti in metallo – reperiti presso il Monte Cila, a Roccavecchia di Pratella e da necropoli del cimitero di Alife, nonché parte di un affresco di una domus romana lungo il decumanus maximus della città antica.

Il bosco ovvero cipresseta degli Zappini è un’area di rilievo naturalistico e botanico costituto essenzialmente di cipressi, uno dei maggiori d’Italia con un’ampiezza di circa 70 ettari e dei più antichi con alberi di oltre 5 secoli. Percorsa da sentiero regimato attraverso la vallata del fiume Sava con scorci d’incredibile bellezza, tra specchi d’acqua trasparente e ruscelli fra le rocce. Attrezzata con aree pic-nic mentre le pozze d’acqua sono balneabili[5].

Il lago artificiale di Gallo in Gallo Matese è un invaso creato ai fini di compensazione, le cui acque vengono utilizzate per alimentare la centrale idroelettrica ENEL di Capriati a Volturno. Con un colore cangiante verde/azzurro, capiente 19 milioni di metricubi, è meta d’appassionati di pesca sportiva della carpa con rilascio (no kill carpfishing) e di chi pratica canoismo e trekking.

Il borgo neolitico di Letino é un abitato sannita di origine neolitica come da scavi in loc. Secine, con rilevanti siti. I resti del castello su mura megalitiche con interno trasformato in cimitero. Il santuario di S. Maria di Castello nella cinta muraria del maniero e la chiesa di S. Giovanni Battista del 1564. Le grotte di Cauto con varie gallerie e salti nonché il lago artificiale di Letino con vista sulle pendici montane[6].

Il museo civico «Raffaele Marrocco» di Piedimonte  Matese é stato allestito sin dal 1923 e poi riaperto nel 2013  nel convento di San Domenico del 1394, ad archi gotici con affreschi di fine 1500. Raccoglie reperti archeologici del territorio (preistoria, epoca sannita e romana), un ricco lapidario e una collezione di monete romane, documenti e pergamene (dal 1500), dipinti  (sec. XVI – XIX) e ceramiche di Cerreto Sannita (dal XVII sec.) nonché cimeli storici vari anche sull’abbigliamento storico del Matese[7].

Il parco geopaleontologico di Pietraroja, amministrativamente sito nel Beneventano, è un sito con relativo museo (Paleolab) che detiene reperti fossili di pesci, anfibi e rettili, di forte rilievo tassonomico e biogeografico, fino allo Scipionyx Samniticus (“Ciro”)[8], il primo dinosauro scoperto in Italia, nel 1980, con organi e tessuti preservati che ha rivoluzionato la ricostruzione della paleogeografia italiana che riteneva la penisola sommersa durante il Mesozoico[9].

Il castello di Rupecanina in Raviscanina e S. Angelo d’Alife è posto su collina a cavallo dei due comuni, sono presenti resti di costruzioni di epoca sannita e romana ed edifici del X sec. su cui furono costruite fortificazioni difensive imponenti. La Rocca signorile è delimitata da un muro di cinta a forma trapezoidale che racchiude edifici residenziali, una torre normanna quadrangolare ed un edificio religioso. Attorno alla rocca sono presenti le abitazioni del villaggio, difese da altra cinta muraria con torri circolari[10].

Il lago carsico del Matese in S. Gregorio Matese è l’invaso di natura carsica più alto d’Italia, ai piedi dei monti Miletto (2050 mt.) e Gallinola (1923 mt.) le cui nevi disciolte, con alcune sorgenti perenni, ne costituiscono gli immissari, mentre unico emissario é il fiume Torano. La vegetazione palustre accoglie volatili (folaga, germano reale, marzaiola, moriglione ed anche cicogne bianche) nonché specie ittiche (carpa, luccio, tinca, trota).


* Dottore in Scienze dei beni culturali; dottore magistrale in Scienze preistoriche nonché in Linguaggi e forme della comunicazione; Presidente dell’Associazione culturale intercomunale “StoriaViva” di Tora e Piccilli (Caserta).

[1] Si rinvia al sito ufficiale del Parco regionale del Matese, http//www.parcoregionaledelmatese.it, nonché alla pagina ufficiale del relativo Presidente: http://www.facebook.com/vincenzo.girfatti1/.

[2] Articolo 1, comma 1116, legge 27 dicembre 2017, n. 205.

[3] Si rinvia alle mappe redatte dall’ISPRA per la petrimetrazione e zonazione del futuro Parco Nazionale del Matese: http://www.parcoregionaledelmatese.it/2019/10/25/ipotesi-perimetrazione-e-zonazione-parco-nazionale-del-matese/.

[4] Cfr. Associazione Turistica Territoriale, Guida turistica del Matese: alla scoperta del paradiso che ci circonda, Piedimonte Matese, 2007.

[5] Comune di Fontegreca, L’arboreto clonale da seme: il futuro della cipresseta di Fontegreca, Dragoni, 2014.

[6] Cfr.: Pace, Letino tra mito, storia e ricordi, Padova, 2009; Cimino, Il fiume Lete: l’alta e bassa valle, il nome, il lago, le grotte di Cauto, i centri che attraversa, Piedimonte Matese, 2005; Comune di Letino, Il Castello di Letino: il Santuario, le mura, il paesaggio, Letino, 2005.

[7] Cfr. Brandi, D’Angelo, Museo Civico Raffaele Marrocco. Guida, Piedimonte Matese, 2015.

[8] Cfr. Dal Sasso, Dinosauri italiani, Milano, Marsilio, 2001 e Dal Sasso, Signore, Exceptional Soft Tissue Preservation in a Theropod Dinosaur from Italy, in «Nature», 1998, 392, 383-387.

[9] Cfr.: Vallone, Il parco geopaleontologico: la civita, le cavere, Paleo-Lab, Scipionyx Samniticus, Cusano Mutri, 2015; Todesco, Due figli e un dinosauro, Bolzano, 2013; Abatino, Il Parco Paleontologico di Pietraroja e la sua utilizzazione turistica, Caserta, 2001.

[10] Cfr. Luciano, Il castello di Rupecanina a Sant’Angelo d’Alife. Gli scavi archeologici dell’area C, in «Annuario dell’Associazione Storica del Medio Volturno. Studi e ricerche», 145-158 e Di Cosmo, Ricerche archeologiche nell’area di Rupecanina, Piedimonte Matese, 1989.

Updated: Novembre 25, 2020 — 6:23 am

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